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Nella Chiesa Cattedrale di Ragusa, sull’altare dedicato a San Giovanni battista dal 20 al 29 agosto 2025 è stata posta una scultura di Alessia Forconi. Al posto del sacro reliquiario in forma di mano rivolta al cielo una nuova opera ha reso devoto omaggio al Santo fino alla ricorrenza, il 29 appunto, del suo martirio. L’evento, curato da Andrea Guastella, prende spunto dall’apologista Tertulliano quando scrive: “Plures efficimur, quotiens metimur a vobis: semen est sanguis Christianorum”. (Diventiamo più numerosi quante volte ci mietete; il sangue dei Cristiani è semenza). “Semen” diventa così nome e chiave di lettura dell’opera di Alessia Forconi.

L’artista, di fama internazionale, è nata a Roma dove studia scultura, corso accademico che conclude con lode a Carrara. Già docente di “Tecniche della scultura” ha realizzato per Ragusa un’opera polimaterica, capace di esaltare i caratteri e l’intrinseco contrasto, fra i vari elementi: resina, bronzo, marmo. L’origine di questa scultura affonda in un oggetto sacro che, come abbiamo detto, indica il mondo celeste. Alessia Forconi si trova perciò a contemperare diverse suggestioni. Monsignor Giuseppe La Placa, Vescovo di Ragusa, ha dichiarato: “La festa del nostro Patrono non è soltanto il ricordo di un martirio, ma una chiamata all’incontro con Cristo”. Il Curatore, professor Andrea Guastella evidenzia che “Il grano può leggersi in senso religioso, ma anche come riferimento a riti precedenti il cristianesimo”. La festa cade nel pieno dell’estate. Infine il titolo “Semen” tratto dall’antico passo del teologo Tertulliano.

Alessia Forconi riceve ed elabora ogni istanza donandoci un nuovo oggetto sacro, una scultura che oltre il piacere estetico svela la complessa realtà del rapporto fra mondo secolare e Chiesa. Nel proprio sito l’Artista scrive: “Il filo conduttore che accompagna ogni opera è la tematica dell’uomo e la natura, guidata da una visione onirica e surreale”. Basta questa asserzione per leggere, con lineare coerenza, la scultura: onirica perché intessuta di simboli, non di esegesi storica né di polverosa archeologia. La mano di marmo, in forma e postura classica, è rovesciata rispetto al reliquiario delle origini. Si contrappone, quindi, a quanto sta sotto, non risponde alla medesima gravità: ha la medesima posizione degli angeli, dal Bernini al Caravaggio, che mostrano l’appartenenza al mondo dello spirito e contemporaneamente la divina volontà di irradiarsi sulla e nella creatura prediletta.

Il parallelepipedo, che può essere facilmente inscritto in una sfera, è il mondo ciclico, naturale e classico. Le spighe appartengono – fin dalla remota antichità – al sacro anche dei pagani. La resina – fatta di polimeri – è di materia organica trasformata nello scorrere geologico; è quintessenza sia della materia vivente che della capacità tecnica dell’uomo. Questa terra cubo contiene l’intera storia della conoscenza materiale, dalle cosmogonie più remote al pianeta immortalato nei primi viaggi spaziali. San Giovanni battista irrompe, con cristallina purezza, in questa circolarità precristiana. È l’avvio della storia lineare, che terminerà nel grande giudizio universale, iniziata con l’incarnazione del Cristo. Giovanni lo ha additato, con un’evidenza di agostiniana memoria: è Lui, è il senso nuovo che senza misericordia spazza via l’intero universo antico.

Massimiliano Reggiani

(Critica d’arte, blog online, 27 settembre 2025)


Vox Clamantis Il Battista oggi

È in corso sino al 5 febbraio 2026 presso il Museo della Cattedrale di Ragusa la mostra Vox Clamantis. Il Battista oggi, a cura di Andrea Guastella e Ciro Salinitro. La rassegna si focalizza sulla figura del Battista nell’arte, passata e presente, proponendo un dialogo tra diciotto artisti contemporanei e alcune opere d’arte storiche dedicate al Battista. Ne abbiamo discusso con Andrea Guastella.

Come è nata questa mostra?

La rassegna è nata da una suggestione dell’artista Andrea Guastavino, che un paio d’anni fa ha realizzato a Firenze una personale dedicata al Battista e intitolata appunto Vox clamantis. Di quella mostra mi colpì anzitutto un grammofono dalla tromba internamente ricoperta di cera e con, sul piatto rotante, un disco con una testa di pietra, quasi una scultura plasmata dal vento del deserto. Il riferimento andava al profeta Isaia, che parla di una voce antica, una voce che grida nel deserto. Nell’istallazione di Andrea, che ho riproposto ad apertura di mostra, il giradischi è muto: rimane solo l’impatto visivo della testa tagliata. Perché allora, mi sono detto, non riflettere su questa figura di santo in chiave contemporanea, invitando altri artisti a lavorare intorno alla sua iconografia e al suo messaggio?

Si tratta dunque di una rassegna religiosa?

Indubbiamente. Ma nel senso universale, non confessionale, della parola. Giovanni il Battista non è semplicemente il santo cristiano più rappresentato, oltreché un profeta riconosciuto anche dai musulmani. È un uomo che non esita a scegliere il deser to o a scagliarsi contro i potenti. È insomma quello che si dice un personaggio scomodo, una via di mezzo tra un mistico e un agitatore politico. Questa sua natura ibrida è non a caso alla radice della devozione speciale tributatagli dai cristiani, che celebrano la sua festa per ben due volte l’anno, facendola coincidere, in un caso, col solstizio d’estate.

Questo vuol dire che il culto del Battista si mescola a riti precristiani?

Guarda, sulla facciata della cattedrale della mia città Ragusa si trovano due statue, una di Giovanni Battista, una di Giovanni Evangelista. Quest’ultimo, a ben vedere, non c’entra nulla, dal momento che la Cattedrale è dedicata al Battista. E tuttavia, sulle due statue, corre una meridiana che scioglie l’equivoco: il Battista e l’Evangelista altro non sono che una rappresentazione dei solstizi, d’estate e d’inverno, che cadono in coincidenza con le rispettive feste. Su questo tema, nella prima sala della mostra, si sono soffermati Alida Pardo e Alberto

Criscione. Le opere dei due artisti, entrambe legate alla “tenebra” e alla “luce”, vale a dire alla vitale alternanza di luce e buio che caratterizza ogni esistenza, sono anch’esse unite da una sottile linea rossa, simboleggiante una meridiana.

Come si articola il percorso della mostra?

In due macro sezioni. Nella prima, gli ospiti hanno sviluppato gli “elementi” del Battista, dall’aria e dalla luce (la sua voce), alla terra (l’eremitaggio nel  deserto), all’acqua (il battesimo) al fuoco (la testimonianza sino al martirio). Nella seconda, dedicata alla “memoria”, si sono invece confrontati con alcune opere presenti nella collezione del Museo della Cattedrale di Ragusa, da un antico braccio reliquario a un bastone pastorale di Duilio Cambellotti. La prima di queste opere, Semen di Alessia Forconi, è stata presentata quest’estate in Cattedrale durante la festa del Battista. Delle collezioni del Museo della Cattedrale si è occupato soprattutto Ciro Salinitro, mentre io ho curato la selezione degli autori contemporanei.

Dell’aria abbiamo già parlato. Che cosa intendi di preciso per “terra”?

La terra del Battista è il deserto: luogo di prova, essenzialità e radicamento nella missione evocato dalle immagini satellitari di Max Serradifalco e da una grande scultura di Rosario Genovese. In Eldorato, la video installazione di Giovanni de Gara, il Battista si rivela un uomo solo, coperto da un telo isotermico dorato, uno di quelli usati per soccorrere i migranti, che si aggira per il deserto di un mondo che pare non vederlo, alla ricerca inesausta di se stesso e/o di Dio.

Un mondo, a giudicare dalle cronache recenti, quanto mai bisognoso di ravvedimento!

Nella mostra c’è un’intera sezione dedicata all’acqua come purificazione e inizio di una vita nuova con opere di Salvo Barone, Guglielmo Manenti, Eleonora Rossi. Di questa sezione mi piace ricor- dare anche una triplice scultura di Salvatore Anel- li, dove il Battesimo è rappresentato attraverso un elmo della prima guerra mondiale rovesciato a mo’ di conca, di fonte battesimale e affiancato da due altri elmi su cui poggiano l’Agnello mistico e un gomitolo stellato: residuati bellici si convertono in strumenti di pace.

La storia del Battista giunge al suo epilogo nel fuoco, inteso come ardore della fede e sacrificio fino al martirio.

Tutti gli artisti ospiti si concentrano sui resti della tragedia: da Piero Roccasalvo RUB, ad Alex Caminiti a Giuseppe Colombo, a Giovanni Robustelli, a Tarcisio Pingitore a Salvo Barone a Fulvio Merolli, autore di una testa mozza del Battista dove la vera vittima è il senso di pietà. La mostra si chiude con due simboli di pace e di speranza: l’Agnello di Fabio Ricciardiello, così simile a un dolce di marzapane, che quasi ci implora di smettere di morderlo, e la radiografia di un bambino ritoccata da Andrea Guastavino, immagine della vita che esulta nel grembo materno, da prima del principio.

Dario La Mendola

segno 304 FEBBRAIO/MARZO 2026


INAUGURATA LA MOSTRA “VOX CLAMANTIS”

Diciotto artisti si confrontano sul Battista

È visitabile fino al 20 gennaio 2026 al museo della cattedrale la mostra “Vox Clamantis. Il Battista oggi”, curata da Andrea Guastella e Ciro Salinitro e inaugurata sabato pomeriggio. Un intreccio tra fede, simbolismo e linguaggi contemporanei.

La rassegna propone una riflessione articolata sulla figura di San Giovanni Battista nellarte, passata e presente, inserendosi in un dialogo avviato già la scorsa estate con la scultura Semen di Alessia Forconi, ispirata a un reliquario e presentata in cattedrale durante i festeggiamenti dedicati al santo. Il percorso espositivo mette a confronto le opere di diciotto artisti contemporanei con importanti testimonianze artistiche legate al Battista, dalla Decollazione di Caravaggio alla Testa del Battista di Paolo e Cesare Aversa, fino al bastone vescovile della Diocesi iblea realizzato da Cambellotti.

Gli artisti coinvolti – tra cui Salvatore Anelli, Salvo Barone, Alex Caminiti, Alessia Forconi e Max Serradifalco – chiamati a sviluppare simbolicamente gli elementi che caratterizzano la figura del Battista: l’aria e la luce, la terra, l’acqua e il fuoco.

L. C.


In mostra le opere di Enrico Maltese

Ad arricchire ulteriormente la mostra, l’esposizione di opere realizzate dagli alunni del Liceo Artistico Galilei Campailla